Young Adults

Il protrarsi della transizione all’età adulta, a causa del prolungamento del periodo di istruzione e del ritardo con cui ci si assume impegni e responsabilità quali l’indipendenza economica, il matrimonio e la genitorialità, ha generato una nuova fase di sviluppo, che si innesta sull’adolescenza vera e propria e fa da ponte verso la fase adulta.

Il termine young adult fu coniato già negli anni ‘60 dall’editoria anglosassone per indicare il pubblico di lettori compreso tra i 12 e i 18 anni, ma a metà degli anni 2000, con lo sviluppo di internet e dei social network, fu rivisitato per indicare giovani lettori tra i 17 e i 22 anni circa, garanzia di un sicuro ritorno di mercato perché inclini a seguire e lanciare nuove mode. Dall’editoria il termine passò poi in uso alla sociologia, alla psicologia e alle neuroscienze. Oggi con questo termine si fa riferimento alla fase terminale dell’adolescenza e a quella fascia di popolazione tra i 20 e i 25 anni, non più adolescenti (almeno nell’accezione che conoscevamo fino a qualche anno fa) ma neanche adulti.

Nel 1971 lo psicologo sociale Kenneth Keniston individuò tra i venti e i trenta anni una fase distinta di sviluppo[1], caratterizzata da questioni irrisolte riguardo le relazioni con la società, la vocazione, il ruolo sociale e lo stile di vita. Keniston, che descriveva i Baby Boomer, aveva individuato in una crescente minoranza uno stato di ambivalenza e di timore nei confronti delle esperienze della vita adulta. Questa teoria fu poi ripresa e aggiornata nel 2006 da un altro psicologo, Jeffrey Jensen Arnett, che definì questa fase ‘età adulta emergente[2], dominata dai cambiamenti economici e culturali che hanno portato i giovani del terzo millennio a sentirsi insicuri, con troppe scelte da fare e troppe opzioni tra cui scegliere, e la dannata paura di fare la scelta sbagliata e condizionare così il loro intero futuro.

Bisogna seguire le proprie passioni e vivere i propri sogni, correre rischi, perché se non lo si fa a questa età, quando? Ma si deve anche diventare responsabili e fare i conti con il mercato del lavoro, che non è dei più semplici e chiede esperienza a chi ha appena finito gli studi, e allora mentre si studia è il caso di cercarsi un tirocinio, uno stage, un mentore, e dal livello di questi dipenderà il livello delle aziende in cui si potrà chiedere un lavoro. Si lavorerà gratis per fare esperienza, per aggiungere una voce in più sul curriculum, magari di prestigio, si valuterà la possibilità di un master, di un periodo all’estero. E nel frattempo ci sarà la famiglia d’origine che si lamenta perché viene trascurata, le battute su quando ci si sposerà, il via vai di fidanzati, troppo o troppo poco concentrati sulla carriera, le uscite con le amiche, i locali giusti da frequentare per conoscere le persone giuste, per trovare il fidanzato giusto o il lavoro giusto. E la palestra, l’estetista e l’alimentazione corretta per avere l’aspetto giusto e ottenere le cose giuste di cui sopra.

E poi diciamo che sono egocentrici e che pensano solo a loro stessi, c’è forse tempo per pensare ad altro?

[1] Kenneth Keniston, Youth: a new stage of life, 1971

[2] Jeffrey Jensen Arnett, Emerging Adulthood; the winding road from the late teens through the twenties, 2006