The Book Club Dicembre

eppure cadiamo felici

Per il mese di dicembre voglio consigliarvi “Eppure cadiamo felici” di Enrico Galiano.

Lui è un insegnante di lettere alla scuola secondaria di primo grado, è stato nominato uno dei migliori 100 insegnanti d’Italia, scrive di vita scolastica sul web con un punto di vista sempre ironico e profondo. Ma soprattutto, e me ne sono convinta dopo aver letto questo romanzo, Enrico Galiano conosce gli adolescenti.

In questo romanzo delinea il personaggio di Gioia talmente bene che lei sembra quasi prendere vita uscendo dalle pagine del libro. E in lei ci sono così tanti adolescenti!

Ma soprattutto ci sono pezzi di noi, ormai adulti, che non ci pensiamo più a come stavamo a 15, 16, 17 anni. E guardiamo gli adolescenti di oggi e diciamo che sono peggio di noi, che ai ‘nostri tempi’ eravamo diversi. Era il contesto ad essere diverso, gli adolescenti sono sempre gli stessi: in lotta tra il voler stare da soli e la paura della solitudine, con quella perenne sensazione di non saper bene cosa si sta facendo o perché.

“Perchè il casino, quando stai così, è che ti senti sempre orribilmente solo.
Vuoi essere lasciato stare da tutti, eppure, contemporaneamente, quel che ti fa stare male è sentirti solo. E’ come avere dentro un vento che soffia fortissimo e che non ti permette di pensare, di essere lucido. Ti senti dentro un vento pazzesco che ti sposta le cose e le rompe e le butta da tutte le parti. E così, anche solo sapere di avere qualcosa a cui tenersi, magari, non fa finire il vento, ma ti può salvare dall’essere trascinato via.”

E poi Galiano racconta l’amore: a un certo punto Gioia non è più da sola, incontra qualcuno che completa la sua solitudine con la propria e le due parti si incastrano alla perfezione. E allora il mondo diventa come una fotografia con lo sfondo sfumato e una sola cosa a fuoco, l’unica che dia senso a ogni momento della giornata.

“Da quando l’ha conosciuto, tutto è diventato attesa.
Adesso tutto è attesa, perchè tutto sta in mezzo fra una volta che lo vedrà e un’altra.”

L’amore che apre nuovi universi, che rende possibile ciò che prima non si pensava che lo fosse. L’amore che arriva e dà un senso a se stessi.

“Adesso è furiosa con lui. Non perchè sia sparito.
Non perchè probabilmente tutto quello che voleva era portarsela a letto e lasciarla lì.
Ma perchè le ha fatto credere che quella cosa esiste. Che è possibile.
Che non è una balla inventata da scrittori e sceneggiatori.
Che da qualche parte qualcuno c’è.
E adesso la fregatura immensa è che niente può più reggere il confronto.
Adesso niente è più uguale. Adesso sa che c’è qualcosa che può squarciare il velo.
Esiste, c’è.”

E gli adulti? In questo romanzo c’è la debolezza degli adulti, che poi non sono tanto diversi né meno incasinati degli adolescenti. Tutti tranne uno, un vecchio, saggio, professore di filosofia. Uno di quegli adulti in grado di rompere il velo di quella solitudine, e dare risposta alle domande più difficili, quelle che non si osa fare nemmeno a se stessi. Oppure che sa fare le domande giuste, che come una freccetta vanno dritte a colpire l’obiettivo, proprio al centro, dove stanno tutte le risposte che nemmeno si sa di avere.

“Il fatto è che certe cose le puoi dire solo a chi sai che le può capire.
Che è anche il motivo per cui parliamo così poco di quello che ci importa davvero.
Alla fine, trovare qualcuno con cui parlare è difficile, sì, ma non è quella la cosa più difficile.
Il difficile è trovare chi ti sappia fare le domande giuste, quelle per cui hai la risposta lì da anni senza neanche saperlo.”

Ed è lì che Gioia cresce, tra una domanda e una risposta. E come se diventasse elastica, si allontana da se stessa per esplorare il mondo, per trovare conferme o per esplorare i propri limiti, e poi ritorna a se stessa, magari più dubbiosa di prima, ma con un bagaglio di esperienza che formerà l’adulta di domani.

“Chi ti fa domande a cui non sai rispondere ti costringe a metterti a cercare.
Ed è una benedizione ogni volta che ci si mette in viaggio alla ricerca di qualcuno o di qualcosa, che sia una persona, una terra o una risposta.”

Ma in un romanzo che ha per protagonisti gli adolescenti, non si può ignorare una delle esperienze più difficili che debbano affrontare: il giudizio degli altri, che a quell’età diventa bullismo (non che tra adulti non sia sempre bullismo!). E se sei una ragazza che gli inglesi definirebbero ‘weird’, un po’ strana, una che ogni giorno si scrive il verso di una poesia di Rilke sul braccio ( e ha anche una spiegazione plausibile al perché non se lo tatua!), devi fare i conti con quelli che sono perfettamente integrati nel sistema.

“Andare a scuola, in sè, gli piacerebbe. Sono le persone che ci trova dentro che le fanno paura. Le fa paura che per sentirsi migliori sia obbligatorio fare parte di un gruppo, essere dentro una cerchia, appartenere a un club esclusivo.”

Ed è la risposta che il saggio professore di filosofia dà alla domanda di Gioia “perchè non la smettono?”, che è, a mio parere, uno dei momenti migliori del libro. Perché dice una grande verità, perché indica una possibile via d’uscita, perché sposta il foscus dai bulli alla reazione della vittima, alla sua crescita.

“Ho una brutta notizia per lei. Quelli di cui parla non la smetteranno mai. Se anche smettessero con lei, di sicuro si dedicherebbero a qualcun altro.
Perchè è di questo che hanno bisogno per restare a galla: buttare gli altri sotto.
E se non vuole e non può essere come loro, cerchi di essere meglio di loro.
Se loro cercano sempre di buttarla giù per starsene a galla, lei faccia in modo di salire così in alto che non possano raggiungerla. Scelga qualcosa in cui mettersi in gioco, in cui dimostrare a tutti il suo valore. E poi lo faccia: si butti.
Li faccia stare zitti col naso all’insù a vederla diventare qualcosa che loro non saranno mai.”

E infine il riscatto. Come ogni buon romanzo di crescita prevede, Gioia ha compiuto il proprio viaggio (un vero viaggio dell’eroe direi da coach): ha conosciuto l’amore, ne ha sofferto, è cresciuta, ha scoperto che la propria felicità non ha senso a spese della felicità di qualcun altro, ma soprattutto ha scoperto che un altro modo è possibile, un altro mondo è possibile.

“Quando è una vita che perdi, il giorno che vinci ti succede qualcosa. Certo, c’è la soddisfazione. C’è il sentirsi apprezzati, riconosciuti. Ma c’è proprio qualcosa che ti cambia dentro. E quello che ti cambia è: la prospettiva. Cominci a vedere le cose in modo diverso.
Ma non solo le cose: sei tu che ti vedi in modo diverso.

Inizi a dirti: ehi ma allora anche io posso!
(…)
Il successo non è camminare sul tappeto rosso e avere i paparazzi sempre al collo.
Il successo è un participio passato.  E’ un verbo che semplicemente dici: è successo!
Qualcosa è successo. E’ possibile!
E’ la dimostrazione che è possibile far succedere le cose, far andare la vita dove vuoi tu.”

Quindi, se volete regalarvi un viaggio nel tempo nella vostra adolescenza, rivivere quel vento che vi scompigliava da dentro e provare a cercare cosa ne è rimasto, questo è il romanzo perfetto da mettere sotto l’albero: per voi, per i vostri cari, per tutti gli adolescenti che conoscete.

Ad Enrico Galiano dico solo:

Mahalo.